Sulla riva del mare, quando il sole calava lento all’orizzonte e il cielo si tingeva d’arancio e rosa, si è radunato un gruppo di donne.
Mani intrecciate, piedi nudi sulla sabbia calda, occhi pieni di storie antiche. Hanno danzato per le ragazze incinta, giovani madri in attesa, con il ventre pieno di vita e sogni.
È stata una danza circolare, profonda, come le onde che lambivano la riva. Ogni movimento era un inno alla maternità: il bacino che si apre, il respiro che guida, la voce che si fa preghiera. Era un linguaggio senza parole, fatto di corpi che si muovono in ascolto della terra e del mare. Un ringraziamento sacro a Madre Natura, che dona il miracolo della vita, e al mare, che con il suo ritmo insegna la pazienza, la forza, la nascita.
Tutto questo è accaduto grazie a Marisa della Decima Luna, un’ostetrica di cuore e di mani, che ama le donne e la vita. È stata lei a chiamare le altre, a ricordare che la maternità non è solo un fatto individuale, ma un atto collettivo, una storia che si tramanda tra donne. Con la sua guida gentile e sapiente, Marisa ha aperto uno spazio sacro, dove il corpo si onora e la nascita si celebra ancor prima di avvenire.
In quel cerchio, le ragazze incinta non erano sole. Erano sorrette da una rete invisibile di cura, amore e memoria. E quando la danza si è conclusa, le onde hanno raccolto le ultime note, portandole lontano, forse a seminare nuova vita altrove.
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